PERCHÉ TUTTI DOVREBBERO GUARDARE ‘LA SIRENETTA’

Ariel è una sirena di circa 16 anni, curiosa, amante dell’avventura, piena di sogni e con un padre iperprotettivo. Ama collezionare oggetti curiosi ed è affascinata dalle novità. In una parola Ariel è un’adolescente.

Ariel siamo noi, quando a 16 anni alzavamo gli occhi al cielo per ogni rimprovero o imposizione genitoriale. Siamo noi, con quella voglia di vivere e di essere indipendenti. Siamo noi, quando anche i più piccoli problemi ci sembravano dei drammi insuperabili e si cercava la soluzione apparentemente più facile per inseguire i nostri sogni, per poi renderci conto solo in un secondo momento – a danno fatto – che la soluzione migliore era dietro l’angolo, nella camera accanto e si chiama mamma o papà (che in genere sono i nostri più grandi alleati ma quando hai 16 anni LORO non ti capiscono e TU sai sicuramente cosa è meglio per te).

La prima volta che vidi “La Sirenetta” avrò avuto circa 3 anni di vita e per i successivi 22 penso che mia madre si sia pentita amaramente di avermi fatto conoscere quel cartone. A 7 anni avevo visto “La Sirenetta” talmente tante volte da conoscerne il copione a memoria. La recitavo così bene che mi sembrava scontato che la compagnia teatrale del campeggio mi scegliesse per interpretare la protagonista nella recita di fine estate. Una sera di fine agosto mi trovai a ballare sulle note di “In Fondo Al Mar” con un cartonato di STELLA MARINA appeso al collo e un’espressione di odio nei confronti di tutto il genere umano. Così venne stroncata proprio sul nascere la mia carriera di attrice. Che tragedia.

Ma non mi diedi per vinta. Il mio amore nei confronti di Ariel e del suo mondo sottomarino andava oltre ogni delusione artistica che potessi trovare sulla mia strada. Negli anni del liceo ebbi la fortuna di incontrare un’anima affine che come me A-M-A-V-A “La Sirenetta”, ne era affascinata e mi capiva. Non mi diceva “sei troppo cresciuta per i cartoni animati”, ma anzi li guardavamo insieme -di nascosto, si intende. Ci riconoscevamo in qualche strano modo in quella sirena sedicenne che affrontava dei problemi simili ai nostri, i primi amori, le prime delusioni, il continuo conflitto con i genitori che sembrava si fossero scordati di cosa volesse dire essere adolescenti, quella voglia di crescere troppo in fretta, avere dei sogni troppo grandi per una ragazza così piccola e talmente tante passioni da trovare le giornate troppo corte per poter fare tutto ciò che si amava fare.

Crescendo ho continuato ad apprezzare quella adolescente ribelle dai capelli di fuoco, con la piega perfetta dentro e fuori dall’acqua (come se fosse possibile che con tutta quella salsedine non le fosse venuta neanche mezza doppia punta), e ho capito che non è SOLO un cartone animato per bambini ma anzi è una storia ricca di importanti insegnamenti di cui farne tesoro.

Primo fra tutti: non importa se rimani senza spazzola, ogni forchetta è una perfetta arriccia spiccia.

Secondo: il Principe è il mezzo, non il fine. La Sirenetta voleva esplorare il mondo in superficie e farne parte, del Principe Azzurro non le importava finché non lo ha incontrato e ne è rimasta affascinata. Ariel non era spaventata da quella diversità, anzi voleva saperne di più tanto da voler far parte di quel mondo a lei estraneo. L’innamorarsi del Principe è stato solo un incidente di percorso. Un bell’incidente.

Terzo: diverso non vuol dire sbagliato. La paura nei confronti delle novità può essere comprensibile, ma il pregiudizio non deve offuscare il giudizio. È la curiosità che deve guidarci, proprio come per Ariel; lei è avida di conoscenza e scoprire nuovi mondi non le basta mai. È grazie alla sua tenacia e testardaggine che il padre dovrà ricredersi sui suoi pregiudizi nei confronti degli umani, visti dal popolo del mare come dei selvaggi, dei barbari. Ma gli occhi della Sirenetta vedono qualcosa di molto diverso rispetto agli occhi del Re Tritone, e le sue avventure faranno capire che il vero nemico è proprio dentro il mare, non fuori.

E per chi pensa ancora che questa sia una storia per sole “femminucce”, allora non ha mai visto “La Sirenetta” o non ha il coraggio di ammettere che niente è più istruttivo di una ragazzina pronta a tutto pur di inseguire i propri sogni. E poi diciamocelo chiaramente: a voi non piacerebbe poter esplorare la vita laggiù, in fondo al mar?

Under the sea, Wish I could be part of that world.

Scan (1)

 La Principessa Disoccupata, inguaribile sognatrice e un po’ romantica, F.

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